trame di storia

Due anni di lotte, trattative, proposte, scioperi generali, ma non ci fu niente da fare: il 15 luglio 1972 fu il giorno della resa: lo Jutificio Centurini chiudeva definitivamente i battenti e 318 dipendenti, per lo più donne, rimasero senza lavoro.

Diventava definitivamente un pezzo di storia industriale di Terni una fabbrica nata in contemporanea con le acciaierie verso il finire del 1800. Una fabbrica che negli anni del primo dopoguerra aveva avuto oltre millecinquecento operai, che aveva avuto un ruolo importante nelle lotte operaie, nella rivendicazione dei diritti da parte delle donne, nell’emancipazione di tutta una città.

Lo Jutificio Centurini (che nel frattempo era diventato più prosaicamente Jutificio di Terni) era nato in pratica insieme alle acciaierie nel 1884–86 ed era arrivato ad occupare nella seconda metà degli anni Venti del Novecento più di millecinquecento operai. Ma alla fine degli anni Sessanta la produzione e l’utilizzo di iuta stavano rapidamente calando in Italia: dai quasi 49 milioni di chili del 1960 s’era scesi nel 1968 a 28 milioni, tre dei quali furono prodotti a Terni.

un opifico al femminile

Le Operaie – si deve parlare obbligatoriamente al femminile perché la forza lavoro al Centurini era costituita quasi esclusivamente da donne – avevano un rapporto molto personale con i padroni. Le stesse lotte per ottenere miglioramenti quali la riduzione dell’orario di lavoro, refettori, aumenti salariali, ambulatori, ecc. raramente passavano attraverso le organizzazioni sindacali, ma venivano intraprese direttamente da loro nei confronti della proprietà. Le loro lotte venivano definite dal sindacato stesso come irrituali e incontrollabili.

Le Centurinare, così venivano chiamate a Terni, erano fatte così. Anche se le loro lotte, alla fine, fallirono quasi sempre, costituiscono una “tradizione” storica propria che ha lasciato un segno culturale nella città.

Operaie ribelli e chiassose sono state definite le donne dello Jutificio di Terni1, fabbrica per la produzione di sacchi di imballaggio e tessuti di juta sorta nel 1886, con una occupazione iniziale di 315 unità (di cui 280 donne adulte e 16 con età inferiore ai 14 anni). Nel 1927 arriva a 1.522 addetti, precipita a 551 nel 1932 e a 374 nel 1933, per poi risalire a 822 nel 1935 e stabilizzarsi sulle 400 unità. Fino agli anni Cinquanta conta circa 600 addetti, nei primi anni Sessanta l’occupazione diminuisce a 350 unità e su questa cifra si attesta fino al momento della sua chiusura nel 1972.

Studiose e ricercatrici si sono soffermate sulla «chiassosità» come tratto tipico delle operaie dello Jutificio Centurini, poi Jutificio di Terni, in riferimento alla storia della fabbrica dalla sua nascita fino all’avvento del fascismo.
Alla fabbrica chiassaiuola segue la fabbrica «muta e passiva», come lo Jutificio fu dagli anni Trenta alla prima metà degli anni Sessanta.
Poi è di nuovo conflittualità, ma la crisi difficilissima che la fabbrica attraversa, tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta, si concluderà, dopo un anno di occupazione, con il licenziamento per tutte.”

la collezione 

Un ritorno al passato rivisitato in chiave contemporanea, linee minimaliste e passione della tradizione si fondono nella collezione CENTURINI, omaggio all’omonimo iutifucio che con le sue maestranze ha segnato in modo indelebile la storia della città di Terni.
Accessori di carattere contraddistinti dall’incontro dell’essenza della juta e la raffinatezza del tessuto Tropical Ermenegildo Zegna.

Ogni creazione viene sapientemente confezionata interamente a mano utilizzando iuta naturale 100% Made in Italy di primissima qualità, mentre il cinturino viene creato sartorialmente con Tropical Zegna, un tessuto leggero, fresco e asciutto, realizzato con una finezza media inferiore ai 19,5 micron, ideale e pratico per l’uso quotidiano, trama ideale per le sue qualità tecniche in grado di favorire un’ottima traspirazione del collo.

Papillon non convenzionali reinterpretati in chiave postmoderna ideali da abbinare ad un outfit casual, con una camicia denim o floreale  o come accessorio minimal in sintonia per una cerimonia boho-chic, per l’uomo urban bohemien.  I papillon della collezione CENTURINI sono disponibili nelle colorazioni rosso, bianco, verde, giallo e iuta naturale.